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Brutto stronzo. Ecco. Brutto stronzo. Giuro, non mi sono sentita così oltraggiata da mesi, mesi. Punto primo: non ti vantare mai di essere stato pubblicato con una presunta autrice, la indisponi, idiota. Oltretutto, trovo veramente ridicolo vantarsi per qualcosa accaduto alle elementari. Se io iniziassi a parlare del premio che ho ricevuto in quarta elementare per la più bella figura d’argilla con un ragazzo che magari frequenta l’artistico, che magari si impegna seriamente nelle sue sculture, probabilmente mi beccherei un ‘vaffanculo’ o una risata isterica e di vaga commiserazione. Punto secondo: non minimizzare con il termine ‘stupido avvenimento’ un episodio che mi ha traumatizzata e per il quale non mi avvicino alla carne da tipo, non so, cinque anni – bastardo! Hai una vita che ti invidio da morire, dei problemi che io ho affrontato quando avevo poco più di dodici anni, come fai ad arrogarti il diritto di giudicare qualcosa che mi ha influenzata così drasticamente? Mh? Ma ho soprasseduto, sul serio, ho serrato la mascella e ho continuato a chiacchierare, più o meno tranquillamente. E adesso viene il meglio. Punto terzo: Mi chiedi come sia stata la mia carriera scolastica. Ah – ehm. Ti dico che al primo liceo ho avuto seri problemi, di nuovo. Quando mi domandi il perché mi sento confusa. « Beh. » Rispondo. « Sai, per le assenze. Non ci sono stata quasi mai. » E quando mi chiedi ancora perché, inizio ad incazzarmi. Seriamente. « La malattia, idiota. » « Che malattia, me ne avevi già parlato? » Sì, stronzo. Sì, te ne avevo già parlato, e parecchio, anche. Ed è stato doloroso e difficile, ed è una parentesi della mia vita che vorrei soltanto poter cancellare. E tu, brutto pezzo di merda, mi fai – uhm, sto cercando di ricordare? Allora, sai dove puoi ficcartela la tua memoria? Sì, imbecille, te ne ho parlato, e ti ho parlato anche di quello che è successo dopo: depressione, litigi con mia madre, problemi ad uscire di casa, paranoia dei genitori, hai presente? Cazzo, non è quel che si definisce una passeggiata, sai? Io ricordo tutte le più piccole stupidaggini che mi hai descritto, tutte le piccole difficoltà, le piccole insicurezze – e tutte le fottutissime seghe mentali. Non ti sopporto più. Non me ne frega niente di fiori o videogiochi con i panda, non m’importa, vorrei che mi ascoltassi, che ci tenessi, che ricordassi. Ma sei un egocentrico e una vittima, ed io sono stanca. Non credo ci sentiremo più, non dopo tutte le offese che sei riuscito a concentrare in un’unica telefonata. ‘Fanculo! Tags: Angst |







